Cocktail Manatthan e Romeo y Julieta Petit Churcill


Mercoledi si e’ svolta la II Tappa del Cocktail Tour organizzata dal mio club Hoyo de Monterrey di Napoli. Qui potete trovare l’articolo completo del club.

Non sono mai stato un gran bevitore di cocktail, preferendo sempre un bere liscio, di un unica bevanda, ma devo dire che questo avvicinamento sta facendo modificare radicalmente i miei usi.

E’ pur vero che e’ necessario trovare un bar di qualita’ che faccia cocktail nelle versioni originali e non ricomposizioni e invenzioni personali.

L’abbinamento poi di un cocktail con un sigaro e’ cosa davvero complessa ma anche molto divertente da provare, sia perche’ devi bere che fumare.

Nelle nostre serate sono 4 i cocktail da provare, ovviamente si tratta di assaggi, non di un bicchiere intero, altrimenti dovremmo dormire tutti allo Shacker Club di Aversa, vi consiglio davvero di andare a fare un giro in questo posto, e quindi la cosa a cui uno puo’ pensare visto che l’esperienza si prolunga per piu’ di due ore e’ quella di fumare un sigaro lungo.

Beh invece il sigaro consigliato per la serata era un RyJ Petit Churchill, alla base della scelta il fatto che essendo degli stralci di cocktail il sigaro dovesse dare da subito il meglio, al primo sorso, e non attendere ad esempio l’arrivo al secondo tercio per avere il massimo dal manufatto stesso.

Quindi ideale sarebbe fumare un sigaro per ogni assaggio, ma davvero complesso. Alla base comunque sempre una soggettivita’ di gusti, in questo caso legato al cocktail, al sigaro, all’abbinamento tra i due.

Serata dedicata al Manhattan, declinato in quattro versioni, anche questa volta un cocktail storico.

MANHATTAN

Ideato appositamente per un ambiente altolocato, una favola ci racconta come nasceva l’aperitivo sofisticato a base di whisky diventato un Very Important Drink!

C’era una volta una giovane e affascinante donna, figlia di un ricco finanziere americano, il suo nome era Jeanette Jerome, detta Jennie, la bellissima ragazza, viziata all’inverosimile, passava molto tempo in Inghilterra sull’isola di Wight a godersi il sole e le regate di cui era appassionata. La sua bellezza non passava affatto inosservata, i nobili inglesi si infatuavano di lei con molta facilità, finchè un giorno arrivò il furtunato: Lord Randolph Churchill, Duca di Marlborough. I due si sposarono ed ebbero un figlio: Winston, futuro Primo Ministro di Sua Maestà. La duchessa era solita organizzare grandi feste e sontuosi ricevimenti, soprattutto a New York presso il Manhattan Club, durante il ricevimento in onore del candidato alla Presidenza degli Stati Uniti, Samuel J.Tilden, venne servito un nuovo cocktail, inventato proprio per l’occasione dal Dott. Iain Marshall. 

Il drink venne subito apprezzato. Era circa il 1870 e fu battezzato Manhattan prendendo il nome dal club in cui venne servito per la prima volta. In poco tempo, grazie al passaparola tra i nobili, il Manhattan divenne celebre anche in Europa.
Come si intuisce dal tono da favola, pare sia questa, la leggenda dietro l’invenzione del Manhattan, ma a tutt’oggi no vi è alcuna certezza o prova empirica di ciò che realmente accadde. Certissimo e provato invece, è il successo che questo drink ha avuto e ha nel mondo del piccolo e del grande schermo:

Bevuto nella celebre serie tv “Sex and the city”, in cui le quattro protagoniste consumano cocktail in ogni locale fashion di New York. Adorato dalla stravagante Karen di “Will e Grace”, altra serie tv degli Stati Uniti; citato perfino nei Simpson quando in un episodio, Bart viene risparmiato dalla mafia di Springfield solo se riuscirà a preparare un superbo Manhattan e riuscendoci, diventa barman della mafia. Al cinema invece è citato ne “Il colore dei soldi” di Scorsese e in “A qualcuno piace caldo” con Marylin Monroe, Jack Lemmon e Tony Curtis, in cui viene usato del Bourbon anziché del Whisky, miscelando gli ingredienti direttamente in una bottiglia… 
Insomma, il Manhattan è il cocktail famoso, apprezzato e modaiolo. Citando l’attore Martin Short, vi lasciamo alla ricetta. 

“..Ma dottore, io mangio un sacco di frutta. Metto sempre tre ciliegine in ogni Manhattan!”

MANHATTAN 

  • 5 cl Rye Whiskey
  • 2 cl Vermouth rosso
  • 1 goccia di Angostura
  • Unire tutti gli ingredienti nel mixing glass già riempito con cubetti di ghiaccio e mescolare bene
  • Versare in una coppa da cocktail già raffreddata
  • Guarnire con una ciliegina da cocktail

dal sito Campari Academy

BROOKLYN

Dopo l’avvento del “Manhattan” e del “Bronx”, ecco un altra bevanda miscelata intitola in onore di un altro distretto della città più popolata degli Stati Uniti d’ America; il “Brooklyn Cocktail”.

Di questo mix non abbiamo nei grandi ricettari dei grandi Bartenders una referenza storica che delinii la sua creazione o la musa ispiratrice.

E molto più semplice pensare; notando il nome e riflettendo su altri drinks come il Manhattan e il Bronx che questo cocktail sia stato esclusivamente dedicato ad un altro distretto di New York.

Ad oggi la prima traccia la troviamo in un ricettario del 1910 di Jacob Abraham Grohusko intitolato “Jackʼs Manual”.

Il suo manuale fu stampato per la prima volta nel 1908 per poi essere ristampato per ben 4 volte fino al 1933; aggiornando in alcuni casi con l’aggiunta di altri cocktails.

Di Jacob Abraham Grohusko non ho informazioni sulla sua persona e se fosse un professionista del settore, ma di lui sappiamo dalle prime pagine del suo manuale, che collaborò con Clubs, Ristoranti e Bar di quell’epoca per poter redigere il suo lavoro.

Ed ecco che troviamo al suo interno la prima traccia sul “Brooklyn Cocktail”.

BROOKLYN COCKTAIL.

1 dash Amer. Picon bitters 

1 dash Maraschino

50% rye whiskey

50% Italian Vermouth

Fill glass with ice.

Stir and strain. Serve.

 La creazione e la consacrazione del cocktail aveva nel 1910 suscitato interesse da parte di alcune testate giornalistiche come del resto suscitò attenzione anche alla rivista di settore come “Mixer and Server” della associazione “Hotel and Restaurant Employee’s International Alliance and Bartenders’ International League of America”.

 Nel luglio del 1910 nel giornale “Omaha Daily Bee” nello stato del Nebraska avremo un interessante articolo.

La musa ispiratrice è senza dubbio il distretto di Brooklyn; ma come noteremo avremo in questo caso un nome; il probabile creatore, Maurice Hegeman.

dal sito Everythinginthebar 

ROB ROY

Il Rob Roy è un cocktail ispirato alla celebre figura di Robert MacGregor, detto Rob Roy, brigante e capo clan scozzese, considerato una sorta di Robin Hood di Scozia e probabilmente l’ eroe più acclamato dalla storia e della tradizione scozzese, omaggiato dall’omonimo romanzo di Walter Scott ed in epoca moderna dal famoso film del 1995.
Il drink venne infatti elaborato in occasione della prima dell’opera Rob Roy, avvenuta a Broadway nel 1890, per mano di uno anonimo barman del bar del Waldorf Astoria Hotel di New York City; la presenza dello Scotch Whisky è un chiaro riferimento alle origini della leggendaria figura.
Il Rob Roy è considerato un “fratello minore” del celebre Manhattan, elaborato qualche anno prima, e per questo alcuni considerano il drink una variante del più noto cocktail.
Esistono ricette differenti che presentano un rapporto differente tra Scotch Whisky e Vermouth: alcuni preferiscono una dose più sostanziosa del distillatto a discapito del Vermouth mentre nel ricettario ufficiale IBA del 1961 le dosi degli ingredienti sono indicate in egual rapporto.

  • 1 1/2 oz | 4,5 cl Scotch Whisky
  • 1/2 oz | 2,5 cl  Red Vermouth
  • 1 dash Angostura Bitter

dal sito Barman & Cocktail

 

BOBBY BURNS

Il cocktail è un omaggio al poeta scozzese del diciannovesimo secolo Robert Burns, che fu uno dei maggiori esponenti letterari a scrivere versi in lingua Scots, e che viene attualmente considerato come uno dei più importanti scrittori nazionali, omaggiato ogni anno il 25 gennaio.
Secondo una ipotesi, tutt’altro che insolita, il cocktail, che pare venne elaborato presso il bar del Waldorf Astoria Hotel di New York City, fu creato per omaggiare un venditore di sigari.
Il commerciante aveva la propria rivendita di fronte all’hotel newyorkese e pare vendesse anche i sigari Bobby Burns, marca molto richiesta all’epoca dei fatti.
Al nome del poeta vengono infatti associati altri prodotti, come il Single Malt Whisky omonimo, prodotto dalle distillerie Isle Of Aran Distillery.
Il cocktail ha fatto parte della prima edizione dei cocktail ufficiali IBA ed è presente in numerosi manuali e ricettari, a partire dal “Jack’s manual” di Jack A. Grohusko del 1910.

  • ½ Scotch Whisky
  • ½ Vermouth rosso
  • Tre gocce di Benedectine

dal sito professione barman

 

Il mio preferito e’ stato il Rob Roy, che e’ stato bevuto mentre il RyJ stava andando verso la fine, ma la compenetrazione tra fumo e liquido e’ stata veramente piacevole.

Davvero difficile comunque trovare l’abbinamento giusto, davvero bisognerebbe bere e fumare a ritmo frenetico, anche se poi la continua ricerca allontana dal piacere puro e semplice del fumare e del bere.

Tutto quello che vedete scritto in alto relativamente ai cocktail, ci e’ stato raccontato dalla voce esperta di Francesco Conte, che davvero riesce a farci viaggiare tra storie e luoghi pieni di cultura e sensazioni incredibili.

Ovviamente il giorno dopo ho acquistato un misurino da cocktail e qualche bottiglia….

 


Le immagini e i marchi sono dei legittimi proprietari. Non si intende sponsorizzare alcuna casa produttrice ed alcun marchio.
Si ricorda inoltre che secondo l’articolo 46 L.29/12/1990 il fumo nuoce gravemente alla salute.

Massimiliano R.

Informazioni su Massimiliano R.

Fumo dal 2001, non sono un esperto, ho un palato d'amianto. Ho attraversato molte fasi da fumatore lento, c'e' sempre qualcosa da scoprire, non bisogna fermarsi alle convinzioni altrui ma crearne di proprie, sempre pronti a cambiare idea pero'.

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