“who’s who” del sigaro. Viaggio semiserio tra i fumatori del Toscano


cigar-style-05Nella mia continua ricerca di informazioni, aneddoti, insegnamenti e chi più ne ha più ne metta, stanotte, ovviamente in rete ho scovato questo stralcio di un libro, che probabilmente molti di voi più esperti avranno già letto e riletto.

Daniele Pugliese, un giornalista espertissimo e con tantissimi anni di carriera alle spalle, ha inserito nel suo blog un capitolo di un libro che ha scritto a più mani, un articolo lunghissimo, ma che non mi ha mai stancato e che invece faceva venire il desiderio di andare sempre più in basso per leggere tutto quanto era riportato.

Si tratta del capitolo intitolato who’s who” del sigaro. Viaggio semiserio tra i fumatori del Toscano, facente parte del libro Toscani, Passione in fumo.

Lo stesso autore lo riporta interamente sul suo blog, per cui rimando al link di seguito per leggerlo interamente. Qui.

Pugliese inizia con un elenco rapido di personaggi famosi che hanno il vizio del sigaro, e ne esalta le doti comunicative e intellettuali che ne derivano, per poi irridere, paragonandoli a tifosi di calcio, quei fumatori pronti a criticare chi fuma generi diversi dal proprio, chi i Toscani, Cubani e altri, ma pronti a guardare i mondiali tutti insieme, quando si tratta di difendere la passione per il fumo… e devo dire che il mio impatto con questo mondo è stato proprio questo. Personalmente sono sempre stato un fumatore poliedrico, forse per mia ignoranza, o forse perchè non mi precludo nulla senza provare, ma gli estremismi non mi sono mai piaciuti, e molte persone incrociate sul mio cammino la prima domanda che mi hanno fatto è stata: Cosa fumi? ….. ah vabbè…. classificandomi automaticamente…. sigh sigh.

Ma torniamo al focus, scorre tra filosofi e intellettuali che narrano la bellezza effimera del fumo, la sua trascendenza, la sua irriverenza, l’abbandono delle fanciulle messi di fronte ad una scelta:

«Scegli: me o il sigaro», chiese una donna al marito. E siccome la signora in questione era la moglie di Groucho Marx, ebbe questa risposta dal mitico comico americano: «Non preoccuparti, cara. Resteremo sempre buoni amici».

Passa poi a narrare invece di quelle donne che hanno amato e amano il sigaro, del conflitto che si trovano a dover combattere ogni giorno per essere accettate con il sigaro tra le labbra, passando dal panorama italiano a quello internazionale.

Sfocia poi nella politica, quella passata con inevitabili nomi straconosciuti, a quella dei giorni nostri, sottolineando che il sigaro unisce destra e sinistra, colori e partiti anche così lontani, e ricorda personaggi italiani dei nostri giorni, ma non si salvano giornalisti e giudici, che in nome del popolo italiano fumano e hanno fumato ottimi toscani.

Insomma tutti i settori della nostra vita hanno personaggi più o meno famosi che hanno un rapporto con il sigaro: attori, sportivi, cinema, teatro, filosofia, letteratura, tutti questi campi riportati con nominativi ed esempi, davvero un lavoro certosino e ben fatto.

Non restano fuori arte, pittori, musicisti, cantautori:

Il Toscano, racconta ancora Vecchioni «ha un che di popolare ed aristocratico insieme. E non ho mai conosciuto qualcuno che lo fumasse e che fosse antipatico: tutta gente bonaria e serena». L’odore per lui conta molto, ma anche alla rovescia, nel senso che gli dà piacere il fatto che le figlie e gli amici lo riconoscano, sentano la sua presenza, il suo passaggio dall’aroma del tabacco. «Forse, un giorno, le mie figlie collegheranno quell’odore a qualcosa che ha a che fare con l’affetto e l’amore che ho avuto per loro».

Insomma, un articolo e forse anche un libro intero da leggere, ora lo vado a cercare su Amazon, quello per gli acquisti mi raccomando…

Concludo sempre riportando un passaggio del testo, di Roberto D’Agostino, che con quanto riportato si fa riapprezzare dal sottoscritto:

Dice che il sigaro non può essere una moda: «Ci sono degli aspetti imprescindibili che non tutti sono disposti ad assimilare. Lo devi, innanzitutto, fumare, e non è cosa da poco, devi avere dei polmoni che lo apprezzino, ci devi entrare in contatto con la pelle, con le papille. Non ci si può avvicinare con la stessa leggerezza con la quale si seguono determinate mode. Il sigaro è un culto». Serenamente e dichiaratamente bastian contrario fino al punto di aver accettato la patente di antipatico o, come preferisce dire lui, di aver rinunciato al ruolo di «farmacista della celebrità», D’Agostino osa, osa oltre ogni limite, anche oltre quello che potrebbe accomunarlo ai grandi fumatori di Toscano: accende il suo sigaro con l’accendino e non con i fiammeri, lo accosta al whisky anziché al cognac o alla grappa, e – signore proteggici – al frullato di frutta.

Finendo…speriamo di no.

E per evitare l’amarezza ascoltiamo quel che sostenevaWoody Allen: ««Ho smesso di fumare. Vivrò una settimana di più e in quella settimana pioverà a dirotto».

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.